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Packaging sostenibile
 
La qualità alimentare e i nuovi obiettivi dei Presìdi Slow Food: la sostenibilità ambientale degli imballaggi per i Presìdi
A cura del gruppo di ricerca di Disegno Industriale del Politecnico di Torino:

Franco Fassio - franco.fassio@polito.it
Clara Ceppa - clara.ceppa@polito.it
Gian Paolo Marino - gianpaolo.marino@polito.it


Con la collaborazione del Dipartimento Colture Arboree, Facoltà di Agraria, Università degli Studi di Torino

Cristiana Peano - cristiana.peano@unito.it e
Nicole Giuggioli


Il concetto di “Buono, Pulito e Giusto”, delinea una nuova qualità che i prodotti alimentari dovrebbero raggiungere: le tre caratteristiche fondamentali, inscindibili e strettamente correlate che un cibo deve avere per poter essere accettato come un cibo di qualità.

Il Buono attiene alle caratteristiche organolettiche, alla gratificazione del palato, ma anche ad una connotazione culturale rispettosa dell’identità di territorio.

Il Pulito indica la sostenibilità di un alimento in tutte le sue fasi di lavorazione, dalla produzione delle materie prime al suo consumo, passando per la sua trasformazione e la sua distribuzione.

Il Giusto, infine, è attinente alla sfera della giustizia sociale: troppi lavoratori sono sfruttati nel mondo del cibo, troppi contadini non ricevono il giusto per ciò che fanno, sia da un punto di vista economico che sociale.

Tutti hanno interesse, al di là della mistificazione pubblicitaria, ad un cibo genuino, fatto di elementi non inquinati dalla chimica, uscito da un ambiente salubre, dove l’attività dell’agricoltore esalta e non mortifica la creatività e le dinamiche naturali.

Il sapore e la percezione organolettica del cibo non sono gli unici fattori da tenere in considerazione per definire la qualità di un prodotto in quanto bisogna anche valutare e dare uguale importanza alle fasi di produzione, promozione, di vendita, di consumo e, infine, di dismissione del prodotto: il suo intero ciclo di vita.

Lo studio di un packaging ecologico, che non inquini, che sia riciclabile e che rispetti le caratteristiche del prodotto è da questo punto di vista un elemento che può risultare determinante; il tutto, nel rispetto dei prodotti tradizionali, per fare in modo che le loro caratteristiche uniche siano conservate, rispettate ed apprezzate appieno. Dalla definizione di questo nuovo concetto di qualità e dalla possibilità che esso generi nuovi meccanismi economici sensibili alle esigenze ambientali, deriva la necessità di una presa di coscienza forte, che renda l’individuo capace di riconoscere, valutare, apprezzare e, infine, scegliere un prodotto. Un individuo che, informato sulle problematiche ambientali che alcune produzioni e alcune pratiche comportano, sulle conseguenze sociali che taluni indirizzi economici causano, sulle ragioni dell’impoverimento della biodiversità, non può più essere definito, al momento della scelta d’acquisto, un semplice consumatore.

Con il suo gesto consapevole, motivato, egli può riconoscere maggior valore e maggior dignità ad un prodotto piuttosto che ad un altro, ha la possibilità di riconoscersi come un alleato del produttore: chiudendo il cerchio della catena produttiva egli ne fa parte e si scopre co-produttore.

Slow Food propone ai produttori dei Presìdi Slow Food l’identificazione di un nuovo obiettivo da raggiungere in materia di sostenibilità ambientale del processo produttivo e degli imballaggi da esso determinati.

Per questo richiede a ogni produttore dei Presìdi Slow Food l'adeguamento nel tempo delle proprie strutture produttive a sistemi ecosostenibili (dove per sostenibilità si intende la preservazione nel tempo delle condizioni ambientali, ma anche economiche, sociali, culturali, necessarie alla realizzazione dei prodotti oggetto di Presìdio).

Come primo impegno è richiesto ai produttori di ragionare sull’impatto ambientale dei propri imballaggi e sui materiali promozionali, valutando dove possibile, secondo i vincoli legislativi ed ovviamente dal punto di vista economico, l’adozione di linee guida “sostenibili”.


Requisiti minimi per la produzione di packaging sostenibili

Le principali funzioni dell’imballo sono quelle di garantire l’integrità del prodotto fino al momento del suo impiego sia dal punto di vista organolettico (conservazione) che di aspetto (funzionalità del packaging, contenimento, trasporto e protezione meccanica), comunicando al consumatore le valenze territoriali e qualitative del prodotto.

Per sviluppare nuovi packaging, migliorare le confezioni dei prodotti già esistenti ed ottimizzare la logistica di trasporto delle merci, bisogna quindi perseguire degli obiettivi riassunti nelle seguenti linee guida:
  • minimizzare l’impiego di imballi nel confezionamento dei prodotti: eliminazione quindi di imballaggi superflui;
  • ridurre la quantità di materiali di confezionamento: pesi, spessori, dimensioni devono essere proporzionate al prodotto;
  • ridurre l’utilizzo dei materiali etero composti (cioè composti da materiali diversi, ad esempio le scatole di cartone con “finestre” in plastica trasparente), focalizzando le scelte su materiali costituiti da componenti omogenei in quanto normalmente più leggeri e di più facile smaltimento post consumo: questo consente anche una maggiore facilità di disassemblaggio dei componenti nelle fasi di riciclo;
  • eliminare i componenti “non eco-compatibili” (cioè i materiali ritenuti ad impatto ambientale critico) a livello di materiali, inchiostri e coadiuvanti di stampa, privilegiando invece, materiali totalmente riciclabili, provenienti da fonti rinnovabili e prodotti attraverso processi efficienti da un punto di vista energetico ed emissivo (CO2);
  • progettare confezioni funzionali ai fabbisogni delle famiglie medie europee evitando ad esempio confezioni usa e getta e monoporzioni;
  • ove possibile progettare confezioni con forme e materiali legate alla tradizione del luogo di produzione;
  • ottimizzare la saturazione dei pallet per ricercare la massima saturazione delle unità di stoccaggio e trasporto, riducendo quindi il numero di mezzi necessari per il trasferimento delle merci;
  • saper gestire e descrivere l’intero ciclo di vita (uno strumento utile: LCA - Life Cycle Assessment) e la rintracciabilità dei propri imballaggi;
  • introdurre sistemi di restituzione e/o raccolta degli imballaggi usati e/o dei rifiuti di imballaggio generati dal consumatore;
  • introdurre sistemi di reimpiego o recupero, incluso il riciclaggio degli imballaggi e/o dei rifiuti di imballaggio raccolti;
  • ridurre i materiali promozionali legati ai prodotti (es. dépliant informativi sul prodotto) favorendo l’utilizzo di comunicazioni mediatiche/informatiche (es. siti internet). Qualora fossero indispensabili materiali cartacei, utilizzare per i medesimi materiali riciclabili, riciclati o proveniente da fonti rinnovabili controllate;
  • formare i dipendenti ed informare i consumatori: una produzione "pulita" necessita di fornitori coinvolti e di clienti consapevoli della qualità del prodotto che acquistano, così da innescare circoli virtuosi;

10 esempi di cose da evitare e di cose da scegliere

Evitare
  • imballaggi sovradimensionati (l'imballaggio deve essere proporzionale alla dimensione del prodotto);
  • sovraimballaggi (occorre eliminare imballaggi secondari superflui);
  • di utilizzare packaging composti da diversi materiali;
  • l’utilizzo di materiali per i packaging non riciclabili e non provenienti da fonti rinnovabili;
  • di utilizzare packaging difficili da disassemblare e riciclabili solo parzialmente;
  • confezioni usa e getta;
  • confezioni mono-porzione;
  • una confezione più accattivante che utile (privilegiare la funzionalità del packaging invece della componente comunicativa ed estetica);
  • l’utilizzo dell’imballaggio dove non necessario, pensando in termini di “preciclaggio”;
  • materiale promozionale in materiali non riciclabili e non provenienti da fonti rinnovabili;
  • di impiegare nelle manifestazioni e negli eventi borse, piatti, bicchieri e altri oggetti non riciclabili per le degustazioni;
  • evitare di usare borse di plastica per contenere i prodotti nei punti vendita, nelle fiere e nei mercati;
Scegliere
  • imballaggi adeguati dimensionalmente al proprio contenuto: l’imballaggio esterno nasce come conseguenza del prodotto interno (riduzione della quantità di materia utilizzata garantendo la funzione richiesta, ad esempio tramite assottigliamento di spessori e aderenza fisica al prodotto confezionato);
  • packaging funzionali al prodotto e non soggetti a strategie comunicative per l’acquisto;
  • numero imballaggi essenziali per il soddisfacimento dei requisiti di protezione e conservazione del prodotto (eliminazione di imballaggi secondari superflui);
  • packaging monomaterici (composti da un unico materiale);
  • packaging progettati per essere disassemblati facilmente (che garantiscono possibilità di raccolta differenziata dei componenti);
  • packaging prodotti con materiali ecologici (biodegradabili, naturali), locali, riciclati e riciclabili, di maggior durata o provenienti da fonti rinnovabili (in armonia con i requisiti di sicurezza, protezione e conservazione del prodotto);
  • strategie produttive che prevedano la possibilità di riutilizzare gli imballaggi o come input per altre filiere produttive (riciclo del materiale) o conferendogli un nuovo ambito applicativo in contesti come quello domestico (rifunzionalizzazione del contenitore: l’imballaggio deve essere progettato in funzione del riuso per lo stesso scopo o per altro scopo al fine di allungarne il ciclo di vita);
  • confezioni famiglia a dispetto di quelle mono-porzione (es. sistemi di ricarica);
  • ove possibile, forme e materiali di imballaggio legate alla tradizione (materiali legati alla tradizione);
  • materiale promozionale in materiali riciclabili, riciclati o proveniente da fonti rinnovabili controllate (es. carta riciclata certificata FSC);

Legislazione
Glossario
Presidi Slow Food P.IVA 02106030048  
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Fondazine Slowfood per la Biodiversità ONLUS La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus difende la biodiversità alimentare e le tradizioni gastronomiche di tutto il mondo, promuove un'agricoltura sostenibile, rispettosa dell'ambiente, dell'identità dei popoli e del benessere animale